é la rabbia dentro che può cambiare il mondo...

"...Siamo l'ostinata storia che si ripete per non ripetersi più, lo sguardo indietro per potere andare avanti. Siamo la sfida massima al neoliberalismo,l'assurdità più bella, il delirio più irriverente, la follia più umana. Siamo esseri umani che fanno ciò che bisogna fare..."
giovedì, 19 marzo 2009

The Vagina Monologues

da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/I_monologhi_della_vagina

I monologhi della vagina (The Vagina Monologues) è un'opera teatrale di Eve Ensler.

L'opera ha debuttato sulla scena Off-Broadway nel 1996 e ha vinto un Obie Award.

Nelle prime rappresentazioni Eve Ensler recitava i monologhi delle varie donne che condividevano le loro esperienze riguardo alla loro vagina con il pubblico. I Monologhi sono stati rappresentati in tutto il mondo e una versione per la televisione è stata prodotta da HBO.

I monologhi della vagina
di Eve Ensler.
Monologo
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Titolo originale The Vagina Monologues
Lingua originale Inglese
Versioni dell'autore in altre lingue {{{Lingua2}}}
Genere  
Fonti letterarie {{{Soggetto}}}
Ambientazione  
Composto nel 1996
Pubblicato nel {{{Primapubblicazione}}}
Prima assoluta 1996
Teatro: Cornelia Street Café, New York

L'opera è costituita da un numero variabile di monologhi letti da diverse donne. Ogni monologo è collegato alla vagina, attraverso diversi temi: sesso, stupro, amore, mestruazioni, mutilazione, masturbazione, nascita, orgasmo e così via.

La concezione alla base dell'opera è che la vagina sia per le donne non semplicemente un organo del proprio corpo, ma anche la rappresentazione della loro individualità.

Trama

Tra i monologhi vi sono:

  • Avevo dodici anni, mia madre mi ha schiaffeggiato (I Was Twelve, My Mother Slapped Me): un coro di voci che descrivono l'esperienza della prima mestruazione.
  • La mia vagina arrabbiata (My Angry Vagina): una donna si sfoga ironicamente per le ingiustizie fatte alla vagina, come gli assorbenti e gli strumenti usati dai ginecologi.
  • La mia vagina era il mio villaggio (My Vagina Was My Village): monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia.
  • The Little Coochie Snorcher That Could: una donna ricorda esperienze sessuali traumatiche subite durante l'infanzia e una positiva esperienza sessuale con una donna più vecchia che l'ha aiutata a guarire. Questo monologo ha scatenato numerose critiche per via del suo contenuto.
  • La donna cui piaceva rendere le vagine felici (The Woman Who Loved to Make Vaginas Happy): una dominatrice di donne discute gli intriganti dettagli della sua carriera.
  • Perché a lui piaceva guardarla (Because He Liked to Look At It): una donna racconta di come ha cominciato ad amare la sua vagina in seguito ad una esperienza sessuale con un uomo appassionato di vagine.
  • Ero lì nella stanza (I Was There In The Room): un monologo in cui Eve Ensler descrive la nascita di sua nipote.

Ogni anno viene aggiunto un nuovo monologo per sensibilizzare le persone sui problemi che le donne affrontano in tutto il mondo. Nel 2003 per esempio, è stato aggiunto un monologo riguardo alla situazione delle donne in Afghanistan.

 

E con questo post riapro ufficialmente questo pseudo blog...sempre che a qualcuno interessi..

Vi consiglio di guardare i video su youtube che per il momento non ho trovato in italiano ma solo in inglese... Eve Ensler è stupefacente, fortuna mia che l'ho vista per caso su raidue tempo fa e me ne sono ricordata, i monologhi e la sua recitazione mi hanno colpito a tal punto che non potevo fare altro che condividerli.....

Saluti 


martedì, 06 maggio 2008

Correva l’anno….

Io che non sono solita ad enfatizzare ideali pseudo femministi del ‘900 italiano e che non mi scomodo mai troppo ad impugnare battaglie di genere soprattutto contro i “diversi e oppressori”, in questo caso gli uomini, devo ammettere che ieri sera mi sono emozionata ed appassionata a vedere su rai tre una puntata di correva l’anno che raccontava l’iter italiano dei diritti civili e dell’autodeterminazione della donna fin dai suoi inizi. Si attesta attorno agli anni ’60 (ufficialmente) il primo sprazzo di luce e coraggio di una ragazza siciliana, Franca Viola. Nel buio della violenza subita da parte di 10 uomini che l’hanno detenuta per 8 giorni distruggendole l’onore “siculo” per il quale sarebbe stata messa al bando da qualsiasi futuro matrimonio e diseredata dalla famiglia, lei è riuscita a trovare forza e tenacia per far punire i suoi aguzzini dalla legge, legge che mai come prima diede così alta pena, 10 anni nonostante lo stupro venisse considerato ancora come Violenza alla Morale e non alla Persona. Uno sprazzo di luce si, di fronte a quelle ragazzine “spose bambine” che a Ispica sempre in Sicilia si maritavano al più tardi attorno ai 14 anni fuggendo dalle famiglie d’origine. Il fiato pesante della Chiesa secolarizzata si abbatteva su tutta Italia e non solo come può essere banale pensare nella remota Sicilia o Sardegna dove le donne erano segregate in casa ed erano vere e proprie “macchine sforna figli” finché potevano ovviamente, finché dio voleva…Nei campi di giorno a lavorare con gli uomini sotto il sole cuocente, nelle cucine a rifocillare le famiglie numerose ed affamate del dopoguerra, nei letti a sottostare al volere dei mariti ed contribuire al boom demografico ed economico degli anni a venire. Queste erano le donne d’allora. Nell’Italia cattolica e perbene che consentiva ai mariti tramite l’Ius corrigedium di usare violenza fisica e psicologica qualora la donna ne avesse bisogno per essere “raddrizzata” si assisteva ancora, purtroppo, nel 1964 ai delitti d’onore perché dopotutto l’onore e il prestigio sociale leso valeva molto di più di una vita umana. Se qualcosa si stava muovendo non era ancora grazie al vento rivoluzionario che soffiava in Europa e nel resto del mondo, i veri colpi al sistema moralistico, maschilista, patriarcale arriveranno nel 1966. Solo in quel anno le fonti ci dicono che in Italia avvenivano 1 milione di aborti clandestini, donne benestanti che potevano permetterselo si affidavano ai ginecologi di fiducia al sabato sera (in giorno di chiusura) per poi potersi riposare alla domenica e iniziare la routine del lunedì tra fornelli e shopping. Alle “proletarie” le donne del popolo, andava un po’ peggio con le mammane e gli aborti in casa, con tutti i rischi del caso, infezioni,emorragie fino alla morte, e furono davvero tante, troppe le donne che morirono ammazzate dalle gerarchie ecclesiastiche e dalle classi alto borghesi acculturate e benpensanti nonché dai movimenti politici cattomoralisti di allora. Arriva la pillola contraccettiva nel ’66 ma potrà essere venduta solo con scopo di “cura ormonale” dopotutto la legislazione contemplava ancora un articolo di un regio decreto che vietava simili strumenti in quanto “reati sulla Stirpe”. Nel quotidiano le donne non potevano esprimersi in fatto di sessualità, usi e costumi, non potevano assistere ad immagini e poco dopo a video contenenti scene erotiche, vietati ovviamente vestiti succinti, scollature, gonne sopra il ginocchio e biancheria intima che scivolava fuori dagli abiti. Scostumate ed indecenti dunque, le ragazze del Parini che sul giornalino scolastico “la zanzara” osarono pubblicare articoli sui costumi sessuali delle giovani adolescenti di quel tempo ancor di più le ragazze volontarie all’Aiel e quelle che frequentavano tale istituzione per informare ed informarsi su contraccezione e diritti, visto che un articolo il 553 del codice penale dichiarava il divieto della diffusione di notizie a proposito di tematiche sulla contraccezione e il suo incitamento al farne uso. Proprio l’Aiel viveva i suoi anni “migliori” quelli dell’illegalità fino agli anni 70. Nel 1969 una grande vittoria, il divorzio, che anche alla luce dei 25.000 figli illegittimi del ’68 in Italia si preparava ad essere uno dei pezzi del puzzle che andranno poi a formare la riforma del diritto di famiglia. Ed al ritmo di “Nessuno mi può giudicare” e “the house of the rising sun” arrivava l’ondata hippie e beat d’oltreoceano, le minigonne, l’amore libero, le droghe ad uso collettivo e l’impegno politico da associarsi però molto di più alle battaglie operaie e studentesche che a quelle “sentimentali e anarchiche” dei figli dei fiori. Generazioni di figlie e figli si ribellavano ai “matusalemme”, i genitori, quelli puliti e profumati in giacca e cravatta, i patriarchi familiari moralisti e borghesi. Loro i “capelloni” ed anche più nello specifico i compagni con la barba e i camperos erano pur sempre figli di quella società ed epoca storica  volevano cambiare il mondo dopotutto, ma anche loro in molti casi hanno sbandierato più volentieri l’amore libero che realizzare realmente la parità femminile anche nei luoghi della politica. Perchè se dalla parte delle destre, le donne erano ancora le “sfornafigli” e niente più , dalla parte sinistra erano pur sempre gli “angeli del ciclostile” brave compagne che conducevano lotte ma forse non più importanti o alla pari di quelle dei compagni quadri e dirigenti maschi. La classe non è acqua dopotutto, nascere uomo o donna faceva pur sempre la sua differenza anche nell’imponente PCI dei primi anni, se eri gay era ancora peggio riuscire a trovare compagni di stanza non impauriti da te negli spostamenti politici, ma questa è un'altra storia. Mi viene un po’ da sorridere di fronte a tutta questa nostro passato comune, quasi non ci credo anche se ne ho avuto riprove dai racconti datati dei miei genitori, lo devo dire a costo di sembrare “scomoda”, una grande differenza con i paesi islamici o arabi che dir si voglia non la vedo e non capisco quindi tutto questo affannamento nei loro confronti. 40 anni fa eravamo come loro, vi sembra passato poi tanto da permetterci di fare di tutta un erba un fascio? e giudicare popoli che non sono fermi, ma tuttora in forte sviluppo culturale, forse gli andrebbe data una mano al massimo…. (escludendo mezzi tipo “esportazione della democrazia”, “bombe intelligenti”, pena di morte e schifezze simili). Se torno con i piedi per terra, oggi 2008 mi torna la tristezza di fronte a questa tematica. La chiesa purtroppo c’è sempre e si fa sentire più che mai (da UAAR” se esistesse Dio no esisterebbe la chiesa”….fa pensare in effetti…)continua a rompere l’anima (invece di confortarla) con i suoi comunicati nostalgici e fintoperbenisti che si richiamano ad una società feudale dove la donna è meno del meno in quanto accorpata insieme a tutti i “diversi” del caso…La morale c’è la potevano fare un tempo forse, ma ora è difficile ascoltare e dare retta a chi protegge centinaia di preti pedofili e criminali di ogni tipo, a chi possiede ricchezze in grado di sfamare 3° e 4° mondo, a chi sponsorizza l’odio gratuito verso i gay perché contronatura, o ancora meglio a chi suggerisce che chi ha l’aids in Africa è perché è dio che lo vuole. D’altro canto ci sono i Ferrara della situazione che goliardicamente si permettono di parlare di feti e vite senza mai averne avute alcune nella pancia (o forse si?! Ai tempi dei festival dell’unità forse qualche bambino sé l’è mangiato….spuff), c’è chi crede che sia giusta la sofferenza di una donna che è obbligata a tener un figlio e non poter farlo vivere degnamente o peggio ancora venderlo a chi lo può sfamare. Così come chi non rispetta la sofferenza di una donna che decide di abortire, dandole dell’assassina, della strega, come all’adolescente violentata dal branco che non ha coraggio di uscire alla luce e preferisce il silenzio alla vergogna che la società italiana tuttora le attribuisce. Parità femminile, quale? Quella delle ragazzine che vendono i propri corpi lungo le tangenziali sottoricatto da uomini immigrati o italiani che siano non fa differenza, quella delle adolescenti costrette in regimi alimentari deleteri dettati dalle mode del momento che vedono la bellezza in ciò che non c’è o ciò che esiste grazie alla cocaina, come le modelle filiformi lanciate guarda caso da case di moda gestite perlopiù da uomini?!. È autodeterminazione quella delle 13enni che fanno le baby cubiste in discoteca, che si danno via per una pasticca di ectasy al primo coetaneo che ne approfitta?!Oppure le donne in “carriera” che anch’esse subiscono maltrattamenti sul posto di lavoro appunto per poterla fare la carriera?. Senza mai dimenticarci che il 70 % delle violenze di qualsiasi tipo sulle donne e minori avviene in CASA, vi prego di leggere bene, ho detto in casa! E non per colpa del solito rumeno che passa di lì per caso….Gli aguzzini sono Il marito, il fratello, il padre, lo zio senza distinzione di etnie, di reddito, di religione, di status sociale….
E se solo mi fermo a pensare nei miei 18 anni di vita a quante storie di violenze vicine a me ho potuto conoscere ed ascoltare, in questa “piccola città eterna” da 80.000 abitanti beh, si allora capisco che ancora non ci siamo proprio. Mi dispiace non stiamo bene adesso, e non stavamo meglio prima….ancora c’è tanto, troppo da fare. Ed ovviamente ciò mi fa incazzare, mi fa tornare quella rabbia fra i denti che serve a combattere, ogni giorno di più, per nuovi sogni e speranze, per ogni attimo di civiltà che potremmo conquistare, se solo lo vogliamo. Un mondo migliore è possibile, e non ditemi che è utopia perché è possibile com’è vero il contrario….possibilità- impossibilità sono parole anche senza senso, messe lì a caso, l’ultima è per chi si arrende e preferisce annichilire e dominare gli altri esseri umani, la penultima e per chi lotta ogni istante della propria vita per ed assieme agli altri. A voi la scelta.

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Utente: giu90hs
Nome: Giulia
Mi piacerebbe saperlo, in questo momento. -_-


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