"Romantici Rottami & Racconti di Vite"

"...Siamo l'ostinata storia che si ripete per non ripetersi più, lo sguardo indietro per potere andare avanti. Siamo la sfida massima al neoliberalismo,l'assurdità più bella, il delirio più irriverente, la follia più umana. Siamo esseri umani che fanno ciò che bisogna fare..."
lunedì, 23 novembre 2009

La scatola e l’apriscatole

La scatola e l’apriscatole

di Alessandro Baricco, Micromega, 1,1997

Dice : la sinistra è morta. Un attimo. E’ la politica che è morta : la sinistra sta lì come un pesce nel lavandino a cui hanno tolto il tappo.

Se penso alla politica – al gesto della politica così come l’ho studiato sui libri – mi viene da pensare che sia un gesto che ne contiene due. E mi viene in mente la strana storia del cibo in scatola. E’ andata così : che un giorno del 1810 un signore americano ha avuto un’idea geniale. Cioè mettere il cibo in una scatola, in tutto uguale a quelle che fanno ancora oggi. Il tipico barattolo. Un’idea straordinaria, una vera evasione dell’immaginazione dal dettato del reale: una rivoluzione, che cambiò, a modo suo, il mondo.

Ora: la cosa curiosa assurda, ma storicamente documentata – è che passarono quarantacinque anni, e solo dopo che furono passati quarantacinque anni arrivò un uomo e quel che fece fu: inventare l’apriscatole.

Fa ridere, ma andò proprio così ( le aprivano a sassate, prima, o a colpi di cacciavite, non so ). Nella sua assurdità,questa storia ha il pregio di rendere visibile la separazione tra due gesti che,sulla carta,tendiamo a sovrapporre: inventare qualcosa e imparare ad usarla, a farla funzionare.

Ed è qui che si arriva alla politica.

La politica, così come l’ho studiata sui libri io, è due gesti in uno : inventare la scatola e realizzare il sistema per aprirla senza ammarrarsi. E’ immaginare lo scenario che prima non esisteva e simultaneamente renderlo visibile, funzionante. E’ un incrocio acrobatico di utopia e realismo, di fantasia e di buonsenso. La politica è una prodezza.

Ora , io ci capisco poco. Ma una cosa mi sembra evidente : quella prodezza, oggi, in Occidente non la fa più nessuno.
postato da giu90hs alle ore 01:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pensieri, italia, politica, sogni, storia, mondo, sinistra, baricco, fantasie, democrazia, utopie, apriscatole, scatola, scienze sociali, l


giovedì, 19 marzo 2009

The Vagina Monologues

da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/I_monologhi_della_vagina

I monologhi della vagina (The Vagina Monologues) è un'opera teatrale di Eve Ensler.

L'opera ha debuttato sulla scena Off-Broadway nel 1996 e ha vinto un Obie Award.

Nelle prime rappresentazioni Eve Ensler recitava i monologhi delle varie donne che condividevano le loro esperienze riguardo alla loro vagina con il pubblico. I Monologhi sono stati rappresentati in tutto il mondo e una versione per la televisione è stata prodotta da HBO.

I monologhi della vagina
di Eve Ensler.
Monologo
[[File:|(facoltativo, default: 280px)]]
Titolo originale The Vagina Monologues
Lingua originale Inglese
Versioni dell'autore in altre lingue {{{Lingua2}}}
Genere  
Fonti letterarie {{{Soggetto}}}
Ambientazione  
Composto nel 1996
Pubblicato nel {{{Primapubblicazione}}}
Prima assoluta 1996
Teatro: Cornelia Street Café, New York

L'opera è costituita da un numero variabile di monologhi letti da diverse donne. Ogni monologo è collegato alla vagina, attraverso diversi temi: sesso, stupro, amore, mestruazioni, mutilazione, masturbazione, nascita, orgasmo e così via.

La concezione alla base dell'opera è che la vagina sia per le donne non semplicemente un organo del proprio corpo, ma anche la rappresentazione della loro individualità.

Trama

Tra i monologhi vi sono:

  • Avevo dodici anni, mia madre mi ha schiaffeggiato (I Was Twelve, My Mother Slapped Me): un coro di voci che descrivono l'esperienza della prima mestruazione.
  • La mia vagina arrabbiata (My Angry Vagina): una donna si sfoga ironicamente per le ingiustizie fatte alla vagina, come gli assorbenti e gli strumenti usati dai ginecologi.
  • La mia vagina era il mio villaggio (My Vagina Was My Village): monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia.
  • The Little Coochie Snorcher That Could: una donna ricorda esperienze sessuali traumatiche subite durante l'infanzia e una positiva esperienza sessuale con una donna più vecchia che l'ha aiutata a guarire. Questo monologo ha scatenato numerose critiche per via del suo contenuto.
  • La donna cui piaceva rendere le vagine felici (The Woman Who Loved to Make Vaginas Happy): una dominatrice di donne discute gli intriganti dettagli della sua carriera.
  • Perché a lui piaceva guardarla (Because He Liked to Look At It): una donna racconta di come ha cominciato ad amare la sua vagina in seguito ad una esperienza sessuale con un uomo appassionato di vagine.
  • Ero lì nella stanza (I Was There In The Room): un monologo in cui Eve Ensler descrive la nascita di sua nipote.

Ogni anno viene aggiunto un nuovo monologo per sensibilizzare le persone sui problemi che le donne affrontano in tutto il mondo. Nel 2003 per esempio, è stato aggiunto un monologo riguardo alla situazione delle donne in Afghanistan.

 

E con questo post riapro ufficialmente questo pseudo blog...sempre che a qualcuno interessi..

Vi consiglio di guardare i video su youtube che per il momento non ho trovato in italiano ma solo in inglese... Eve Ensler è stupefacente, fortuna mia che l'ho vista per caso su raidue tempo fa e me ne sono ricordata, i monologhi e la sua recitazione mi hanno colpito a tal punto che non potevo fare altro che condividerli.....

Saluti 


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Chi sono? ....Diciamo che ci sto lavorando. Beh poi non è fondamentale per "tenere un blog" sapere chi sei.....


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